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Certificazione BIM in Italia 2018-2024: un trend in crescita

donna in ufficio

La certificazione delle competenze BIM in Italia secondo la norma UNI 11337-7 ha visto un incremento esponenziale dal 2018 ad oggi. Pubblicata a fine 2018, la UNI 11337-7 ha introdotto quattro profili professionali chiave per il BIM. Le prime certificazioni accreditate sono apparse nel 2019 (pochi pionieri), per poi aumentare rapidamente soprattutto dopo la pubblicazione della Prassi UNI/PdR 78:2020. In base ai dati Accredia e comunicazioni degli Organismi di Certificazione, si è passati da poche decine di certificati nel 2019 a diverse centinaia nel 2020, superando il migliaio nel 2021, arrivando a oltre 4.000 a fine 2023. Al 29 agosto 2024 risultavano 5.654 professionisti certificati BIM in Italia. La Tabella 1riepiloga la crescita annuale, suddividendo i totali per figura professionale BIM prevista dalla UNI 11337-7:

  • BIM Specialist – operatore avanzato della modellazione informativa
  • BIM Coordinator – coordinatore dei flussi informativi
  • BIM Manager – gestore dei processi digitalizzati
  • CDE Manager – gestore dell’ambiente di condivisione dei dati (Common Data Environment)

Tabella 1 – Evoluzione del numero di professionisti BIM certificati (2018-2024)

AnnoBIM SpecialistBIM CoordinatorBIM ManagerCDE ManagerTotale
2018N/DN/DN/DN/D~0
2019~25~10~10~5~50
2020~300~100~80~20~500
2021~800~300~300~100~1.500
2022~1.700~600~550~150~3.000
2023~2.200~800~800~200~4.000
2024     3.1941.1231.1072305.654

I dati 2019-2023 sono stime basate su fonti settoriali, mentre il 2024 riporta i valori ufficiali al 29/08/2024. Si osserva il dominio crescente dei BIM Specialist (circa 55-60% del totale ogni anno) rispetto agli altri profili, coerentemente con la maggior domanda di figure operative rispetto a ruoli gestionali. I CDE Manager restano una minoranza (<5%) dato il ruolo più specialistico. Nel complesso, oltre 4.000 professionisti erano certificati a fine 2023, e il numero ha superato quota 5.600 nella seconda metà del 2024, segno di un’adozione in forte accelerazione.

Figura 1: Andamento del numero di professionisti BIM certificati in Italia (2019-2024), suddivisi per profilo. Si nota la crescita esponenziale, specialmente dal 2020 in poi, con i BIM Specialist costantemente più numerosi in valore assoluto.

Questa crescita è trainata sia dall’evoluzione normativa (obbligatorietà graduale del BIM negli appalti pubblici) sia dalla domanda di mercato. Negli ultimi anni la transizione digitale e incentivi come il Superbonus 110% hanno spinto molti professionisti ad aggiornare le proprie competenze. Di pari passo, l’industria delle costruzioni richiede figure BIM certificate per garantire trasparenza e qualità nei progetti digitali. Secondo UNI, oltre 4.000 professionisti certificati operavano già a inizio 2024, rendendo necessaria una revisione della norma UNI 11337-7 per allinearla all’evoluzione del settore. 

La curva di crescita indica che il numero di esperti BIM certificati continuerà ad aumentare nei prossimi anni man mano che il BIM diventerà prassi comune nei progetti pubblici e privati.

Distribuzione Geografica dei Professionisti Certificati (Nord, Centro, Sud)

La diffusione dei professionisti BIM certificati in Italia riflette parzialmente la distribuzione del settore delle costruzioni sul territorio. La maggioranza (stima ~60%) degli esperti BIM certificati opera nel Nord Italia, dove si concentra il maggior numero di imprese di costruzione, studi di progettazione e appalti digitalizzati. Il Centro Italia rappresenta circa un quarto (~25%) del totale, mentre il Sud e le Isole coprono finora una quota intorno al 15% (con percentuali in crescita) – Figura 2. Questo divario è in linea con la maggiore digitalizzazione e mole di investimenti edilizi nelle regioni settentrionali; tuttavia, il gap si sta riducendo man mano che il BIM diventa “obbligatorio in quasi tutti i cantieri” e progetti anche al Centro-Sud adottano tali processi. 

Figura 2: Distribuzione geografica approssimativa dei professionisti BIM certificati in Italia (Nord ~60%, Centro ~25%, Sud e Isole ~15%). 

Va sottolineato che non esistono dati ufficiali pubblici disaggregati per area geografica da Accredia; tuttavia, evidenze indirette (numero di esami svolti, appartenenza aziendale, progetti BIM per macro-regione) confermano questo trend. Ad esempio, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna figurano tra le regioni con più gare in BIM e, di conseguenza, più professionisti certificati; Lazio e Toscana guidano al Centro, mentre al Sud spiccano Campania, Puglia e Sicilia. Con l’aumentare degli appalti BIM anche nel Mezzogiorno (grazie a investimenti infrastrutturali e PNRR), è prevedibile un incremento dei certificati nelle regioni meridionali nei prossimi anni, riducendo ulteriormente il divario territoriale. In sintesi, la mappa nazionale delle competenze BIM è in espansione ovunque, ma vede al momento un nucleo forte nel Settentrione

Da quali settori di attività provengono le figure BIM certificate?

Progettazione e Ingegneria. La fetta più ampia è costituita da progettisti: architetti e ingegneri che operano in studi professionali o società di ingegneria. Sono stati tra i primi ad adottare il BIM e a certificarsi, per qualificare le proprie competenze nei bandi pubblici e nei servizi di progettazione innovativa. Spesso ricoprono ruoli di BIM Specialist o BIM Coordinator all’interno di team di progettazione. L’adozione del BIM nel settore AECO (Architecture, Engineering, Construction, Operations) è infatti trainata dalla necessità di gestire digitalmente i progetti fin dalle fasi iniziali 

Imprese di Costruzione (Contractors). Un numero crescente di certificati proviene dalle imprese esecutrici e general contractor. Inizialmente meno rappresentati, oggi molti BIM Manager e CDE Manager lavorano per grandi aziende di costruzione e infrastrutture, dove guidano l’implementazione BIM in cantiere. Questo trend è incentivato da norme come il Decreto “CAM Edilizia” del 2022, che assegna punteggi premianti alle imprese dotate di personale certificato. Di conseguenza, i costruttori investono in formazione e certificazione BIM dei propri tecnici (project manager, site manager, ecc.) per migliorare il punteggio nelle gare e l’efficienza nella gestione digitale dei lavori.

Società di Gestione e Facility Management. Anche il settore del facility/asset management e della gestione immobiliare sta abbracciando il BIM, seppur con numeri minori. Alcuni CDE Manager certificati operano presso enti gestori di infrastrutture (ferrovie, autostrade) o grandi committenti immobiliari, con il compito di mantenere gli ambienti di condivisione dati e aggiornare i modelli BIM durante la fase di esercizio dell’opera. Ad esempio, società come Italferr (gruppo FS) hanno partecipato a iniziative sulla domanda di competenze BIM, segno dell’interesse dei gestori infrastrutturali. Questo settore dovrebbe crescere ulteriormente con l’obbligo BIM esteso al facility management per appalti pubblici futuri.

Pubblica Amministrazione e Stazioni Appaltanti. Una quota limitata ma significativa di professionisti certificati proviene dalla PA: funzionari e tecnici di stazioni appaltanti che adottano il BIM nei bandi pubblici. Ad esempio, alcune regioni e comuni hanno formato e certificato il proprio personale interno per governare meglio i capitolati BIM. La PA costituisce ancora una minoranza dei certificati (in molti casi preferisce richiedere competenze BIM ai fornitori esterni), ma la tendenza è in aumento, specialmente in enti come Provveditorati alle OO.PP., grandi comuni o aziende pubbliche che gestiscono patrimonio immobiliare.

Consulenza e Formazione. Infine, diversi esperti BIM certificati operano come consulenti o formatori specializzati. Queste figure (spesso BIM Manager freelance) affiancano aziende e PA nell’implementare metodologie BIM, oppure erogano corsi e supporto tecnico. La loro presenza è stata importante nei primi anni per diffondere le best practice BIM; molti docenti dei corsi BIM hanno conseguito la certificazione per attestare le proprie competenze e credenziali. 

Figura 3: Distribuzione per tipologia di attività

In termini quantitativi, come si evince dal grafico 3, progettisti e consulenti tecnici rappresentano verosimilmente oltre la metà dei certificati, con una presenza crescente di tecnici d’impresa (costruzione e gestione) che oggi costituiscono una parte rilevante (stimabile attorno al 30-40%). La restante frazione spetta a PA e altri. In prospettiva, con la piena entrata in vigore del nuovo Codice Appalti (obbligo BIM generalizzato dal 2025), si prevede un ulteriore ampliamento dei settori coinvolti, rendendo il BIM una competenza trasversale in edilizia: dal progettista al costruttore fino al gestore e al collaudatore. Ciò è in linea con l’obiettivo di digitalizzazione integrata dell’intero ciclo di vita delle opere, promosso dalle norme UNI 11337 e dalla domanda di mercato.

Profilo Professionale e Ordine/Albo di Appartenenza

Un aspetto importante è la professionalità di origine dei certificati BIM, ossia a quali categorie professionali appartengono (e relativi Ordini/Collegi). Dalle informazioni disponibili, emergono i seguenti gruppi principali:

Ingegneri – Costituiscono una porzione molto ampia dei certificati. Si tratta soprattutto di ingegneri civili, edili e impiantisti iscritti agli Ordini degli Ingegneri, che hanno trovato nella certificazione BIM un’opportunità di qualificazione aggiuntiva. Il Consiglio Nazionale Ingegneri stesso incoraggia questa strada: riconosce che la certificazione BIM è un valore aggiunto per gli ingegneri, specie in vista dell’obbligo BIM e delle premialità nei bandi. 

Architetti – Anch’essi fortemente rappresentati, in quanto il BIM nasce nella progettazione architettonica. Molti architetti, iscritti agli Ordini degli Architetti, hanno conseguito la certificazione (soprattutto BIM Specialist e Coordinator) per dimostrare competenze aggiornate nel progetto digitale. Pur non avendo (al 2024) un programma di certificazione proprio come gli ingegneri, gli architetti italiani accedono tramite gli OdC accreditati e beneficiano della certificazione come attestato di qualità valido ai sensi della legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate. Gli Ordini degli Architetti patrocinano spesso corsi BIM propedeutici alla certificazione, a riprova dell’interesse della categoria.

Geometri – Diversi BIM Specialist certificati provengono dal Collegio dei Geometri. I geometri, con diploma tecnico, rientrano tra i profili ammessi alla certificazione (che richiede come minimo un diploma di scuola secondaria) e spesso operano come modellatori BIM per imprese o studi. Negli ultimi anni i Collegi dei Geometri hanno promosso la formazione BIM e alcuni geometri hanno acquisito la certificazione Specialist per qualificare le proprie competenze nel rilievo e nella gestione digitale di cantieri medio-piccoli. Costituiscono una minoranza significativa, in particolare in contesti territoriali dove la figura del geometra è centrale nei processi edilizi.

Periti Industriali – Analogamente ai geometri, anche dei periti industriali (collegi dei periti) hanno iniziato a certificarsi BIM, soprattutto per gli aspetti impiantistici (MEP) e di energetica. Ad esempio, periti termotecnici certificati BIM Specialist possono offrire competenze avanzate nella modellazione di impianti HVAC in ambiente BIM. Anch’essi rientrano tra i profili con diploma tecnico che soddisfano i requisiti minimi di accesso agli esami. La loro quota tra i certificati è piuttosto ridotta, ma destinata a crescere con l’integrazione del BIM nei progetti impiantistici (es. progettazione di ospedali, edifici NZEB, etc.).

Altri – Pochi casi isolati riguardano professionisti con background differente ma operanti nel settore: ad esempio informatici o project manager non iscritti ad albi tecnici che si certificano come BIM Manager per gestire processi digitali, oppure laureati in discipline affini (design, urbanistica) che hanno sviluppato competenze BIM. La norma è aperta a tutti i professionisti che posseggano i requisiti di esperienza e competenza, a prescindere dal titolo specifico. Pertanto, esistono profili atipici tra i certificati, sebbene in numero esiguo.

Figura 4: Trend professioni

In termini percentuali, come si evince dalla figura 4, si può stimare che ingegneri e architetti costituiscono insieme circa 70-80% dei professionisti BIM certificati, con gli ingegneri leggermente predominanti. I restanti 20-30% circa si suddividono tra geometri, periti industriali e altri profili tecnici. Questa composizione riflette la platea di base dei tecnici che operano nel BIM. È significativa l’apertura della certificazione anche ai diplomati: come detto, il requisito formativo minimo è il diploma di scuola secondaria superiore, il che ha permesso l’accesso a geometri e periti senza laurea. Tuttavia, la maggior parte dei certificati possiede una laurea (triennale o magistrale) in discipline tecniche, data la prevalenza di architetti/ingegneri. In definitiva, la certificazione BIM è trasversale agli ordini professionali tecnici: viene riconosciuta come attestato di competenza sia dagli Ordini (che spesso concedono crediti formativi per il suo ottenimento) sia dalle associazioni di categoria dei professionisti “laureati” e “non laureati”. Questo la rende uno strumento di qualificazione aggiuntivo e complementare all’iscrizione a un Albo o Collegio. 

Livello di Istruzione dei Professionisti Certificati

Come accennato, la normativa di riferimento non richiede un titolo di laurea per accedere alla certificazione BIM, fissando quale requisito minimo un diploma tecnico di scuola secondaria. Ciò significa che formalmente basta il diploma per poter sostenere l’esame (unitamente a specifici anni di esperienza pratica in ambito BIM variabili per profilo). Questa scelta ha reso la certificazione accessibile a un ampio bacino di tecnici. 

Nei fatti, la distribuzione del livello di istruzione tra i certificati riflette la composizione per appartenenza professionale vista sopra: la maggioranza assoluta dei professionisti certificati è laureata (laurea quinquennale o magistrale per ingegneri/architetti, o triennale per alcuni), mentre una quota minoritaria ma consistente possiede il solo diploma tecnico (geometri, periti). Possiamo stimare che circa 70% dei certificati abbia una laurea tecnica, contro 30% diplomati. 

Questa stima è avvalorata dal fatto che i profili BIM Manager e BIM Coordinator – generalmente ricoperti da ingegneri/architetti laureati – rappresentano insieme ~40% dei certificati. D’altro canto, la presenza non trascurabile di BIM Specialist diplomati è resa possibile dal requisito flessibile: un geometra con diploma e almeno 6 mesi di esperienza in area tecnica (3 mesi specifici in BIM) può certificarsi come BIM Specialist. Inoltre, per il BIM Specialist la norma consente di sostituire parte dell’esperienza con un Master post-diploma pertinente di ≥200 ore + stage, abbassando la barriera d’ingresso per chi investe in formazione. 

Da un punto di vista qualitativo, i professionisti certificati con laurea spesso portano competenze metodologiche più ampie e mirano a ruoli di coordinamento/gestione nel BIM (es. ingegneri senior come BIM Manager). I professionisti certificati con diploma invece tendono a concentrarsi su ruoli operativi (modellazione, rilievi, cantiere) come BIM Specialist. Entrambi i livelli educativi sono comunque presenti in ciascuna figura: esistono architetti laureati certificati come BIM Specialist, così come geometri certificati come BIM Coordinator grazie all’esperienza maturata. Il sistema di certificazione, basandosi su conoscenze, abilità e competenze acquisite (secondo il framework EQF della norma UNI), valuta la competenza effettiva e non il titolo di studio in sé.

In conclusione, sebbene l’istruzione universitaria sia comune fra i certificati BIM, il meccanismo ha saputo includere anche i tecnici diplomati: ciò arricchisce il panorama delle competenze certificate e favorisce team BIM eterogenei (laureati e non) in grado di coprire tutte le attività. Questa eterogeneità formativa è considerata un punto di forza del processo di certificazione italiano, in quanto valorizza l’esperienza professionale e la formazione continua oltre al titolo di studio.

Liberi Professionisti vs Dipendenti Aziendali

Un ultimo aspetto riguarda la posizione lavorativa dei professionisti BIM certificati: sono più spesso liberi professionisti oppure dipendenti di aziende? Dai dati di mercato emerge una combinazione di entrambe le tipologie, con un equilibrio che sta evolvendo nel tempo. 

Nei primi anni (2018-2020) la spinta alla certificazione è venuta soprattutto da liberi professionisti – architetti e ingegneri titolari di studio o freelance – desiderosi di qualificarsi per ottenere punteggi aggiuntivi nelle gare e stare al passo con l’innovazione digitale. In quel periodo, la gran parte dei certificati operava in forma autonoma, offrendo servizi di progettazione o consulenza BIM a committenti pubblici e privati. Ciò è coerente con il fatto che la certificazione era (ed è tuttora) volontaria: i professionisti l’hanno scelta individualmente per valorizzare il proprio curriculum e “acquisire maggiore competitività su un mercato alla ricerca di figure qualificate”. 

Tuttavia, più di recente si osserva un aumento notevole dei dipendenti di aziende certificati. Molte imprese infatti hanno iniziato a far certificare le proprie risorse interne in ruolo BIM (specie coordinatori e manager) per rispondere ai requisiti delle commesse. Come sottolineato, i Criteri Ambientali Minimi premiano le imprese con personale certificato; inoltre, il nuovo Codice Appalti 2023 richiede alle aziende un adeguato livello di competenza BIM interno. Di conseguenza, sempre più imprese scelgono di certificare i propri professionisti per non restare indietro. Questo include grandi società di ingegneria, imprese edili general contractor, società di servizi energetici, ecc., che investono nella crescita professionale dei dipendenti tramite la certificazione.

Figura 4: Certificazione per tipologia di rapporto di lavoro

Ad oggi, come si vede dalla figura 5, si può stimare che la platea dei certificati si divida in parti quasi uguali tra liberi professionisti e dipendenti aziendali. Forse una lieve maggioranza rimane autonoma (es. ~55% freelance vs ~45% dipendenti nel 2024), ma il divario si sta colmando rapidamente, in quanto il numero di professionisti “dipendenti” sul totale sta crescendo.

In concreto: molti BIM Specialist certificati lavorano come consulenti esterni o freelance; d’altra parte, gran parte dei BIM Manager certificati ricopre ruoli manageriali all’interno di organizzazioni strutturate. Vi è poi chi, avendo la certificazione, opera sia come libero professionista sia come collaboratore di società (in base ai progetti). La certificazione è personale e non vincolata al datore di lavoro: ciò significa che un individuo può spendere il titolo sia nel mercato come autonomo, sia all’interno dell’azienda in cui è assunto.

In prospettiva, con l’obbligo BIM negli appalti pubblici dal 2025, è plausibile che molte aziende richiederanno ai propri dipendenti chiave di ottenere la certificazione, facendo pendere la bilancia più verso i dipendenti certificati. Già oggi, come evidenziato, i grandi player stanno creando team interni con competenze certificate. Di contro, i liberi professionisti continueranno a costituire una componente fondamentale, offrendo flessibilità e specializzazione sul mercato. Questa duplicità è sana per il settore: garantisce che il know-how BIM certificato sia presente sia “sul mercato” esterno (freelance a disposizione di vari progetti) sia “dentro le aziende” (figure stabili nei team di progetto). 

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