Certificazione del CDE Manager: svolto il primo esame in Italia


L’11 settembre, abbiamo svolto su incarico di ICMQ la prima sessione d’esame per la certificazione del CDE Manager in conformità alla norma UNI 11337-7. Si è trattato di un test pilota svolto con due professionisti appartenenti a un importante general contractor e un noto studio di progettazione di Bologna.

La figura del CDE Manager ricordiamo essere particolarmente dibattuta, in quanto normata di recente e caratterizzata da competenze “nuove” rispetto a quelle tipiche della progettazione. Nel nostro ultimo articolo, abbiamo infatti sottolineato le difficoltà nel riconoscerne il ruolo nelle aziende i relativi compiti e responsabilità. Questa figura ha dunque avuto alcune difficoltà ad emergere sul mercato. Da un lato perché combina conoscenze tecniche e attitudini informatiche difficili da combinare, e dall’altro perché mancano ancora in Italia progetti complessi in cui venga richiesta questo tipo di competenza. Trattandosi dunque di un mix di competenze molto diverse (Construction Project Management e Data science), la possibilità di avere esperti di tale caratura risulta quindi ancora molto bassa.

L’esame di certificazione del CDE Manager, ha comunque segnato un passo importante per completare il percorso di certificazione delle figure BIM normate dalla UNI. Ricordiamo infatti che dal primo certificato BIM, rilasciato nel 2016 da ICMQ sulla base di un protocollo proprietario, si è passati a uno schema conforme alla uni 11337-7 nel 2019, poi ratificato da Accredia nel luglio del 2020 (PDR uni 78/2020). Tale accreditamento riconosce validità legale della certificazione (ex L. 4/13) per il riconoscimento e tutela dei profili professionali BIM. 

Requisiti di ammissione all’esame

Riportiamo in estrema sintesi i compiti principali di questa figura secondo la uni 11337-7

  • Gestire l’ambiente di condivisione dati (Acdat/CDE) garantendo la correttezza dei flussi informativi
  • Relazionare i contenuti dei modelli informativi con i dati di commessa
  • Applicare tecniche di protezione dei dati e di data analytics
  • Verifica processi di interoperabilità dei dati

Ognuno di qouesti compiti presuppone una serie di conoscenze e abilità maturate all’interno di una società di progettazione, una stazione appaltante o un general contractor.

In cosa consiste l’esame di certificazione?

L’esame è composto da tre prove volte a verificare le conoscenze e abilità del candidato secondo le modalità indicate dal regolamento tecnico di Accredia (PDR 78/20).

  1. Questionario a risposta multipla di 30 domande
  2. Caso di studio che simula l’assegnazione di una commessa e relativo settaggio dell’Acdat
  3. Colloquio orale per approfondire temi anche non trattati nelle prove scritte

Se il questionario a risposta multipla riprende ambiti di conoscenza in parte simili al profilo del BIM Manager, il caso di studio rappresenta per certi aspetti una vera e propria novità. Il nodo da sciogliere era se consentire l’utilizzo o meno di un Acdat (CDE), e in tal caso, quale tipologia scegliere. La scelta non è semplice perché se da un lato il modo più verosimile per verificare le competenze sarebbe quello di svolgere un esercizio su una piattaforma commerciale, dall’altro si pone la questione in termini di disponibilità del dataset, ovvero mettere a disposizione un intero progetto complesso, realistico ma simulato, con una “grande mole di dati” da gestire.

Inoltre, c’è il tema delle licenze: la PDR uni 78/20 prevede che sia il centro esame a disporre della licenza (e non il candidato) questo potrebbe essere eccessivamente oneroso ai fini della certificazione.

Se pensiamo che di Acdat ce ne sono di diverse tipologie, il centro esame dovrebbe dotarsi di più licenze contemporaneamente, cosa alquanto difficile. Quindi, anche per non limitare l’accesso all’esame da parte del mercato, si è scelto di utilizzare un caso di studio, con testo e diagrammi di flusso, per spiegare come impostare il flusso delle informazioni tra i vari progettisti, come settare l’Acdat (regole, autorizzazioni agli accessi etc..) ed altre attività tipiche di questo ruolo, come definito dai requisiti della UNI 11337-7

Una volta completato il caso pratico, non resta che svolgere la prova orale che consiste in un colloquio per approfondire quelle competenze non verificate nelle precedenti prove.

In che direzione sta andando il mercato?

Grazie all’adozione obbligatoria del BIM dalla committenza pubblica (DM 560/17), alcuni bandi hanno iniziato ad attribuire punteggi ai professionisti certificati. E ciò vale tanto più per le opere complesse, dove il processo di scambio dati deve essere regolato da chi ha competenze non solo di progettazione ma anche di tipo informatico. Sembra ormai chiaro, infatti, che sarà la Stazione Appaltante a dover mettere a disposizione l’ACDat e, di conseguenza, ad avere in organico un proprio gestore della piattaforma. E proprio nella scelta di questi professionisti, la certificazione delle competenze potrebbe giocare un ruolo strategico.

In futuro, quando il BIM si smaterializzerà, si passerà dalla modellazione locale di file, tramite applicativi, al popolamento di informazioni su piattaforme online. Evenienza possibile non appena le infrastrutture tecnologiche saranno pronte per l’integrazione dei dati direttamente sul Cloud. Sarà qui che il CDE Manager, con un livello di maturità maggiore di oggi, potrà avere un ruolo ancora più centrale nella filiera delle costruzioni.

Sembra dunque sia nata una nuova professione, che potrebbe orientare la carriera di molti professionisti che, oltre alla conoscenza del Processo BIM, abbiano un’attitudine per la tecnologia e per i sistemi di gestione informativa.

La redazione

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