Vai al contenuto

Professionisti BIM: i 5 motivi per cui oggi non si trovano

Negli ultimi anni, l’industria delle costruzioni in Italia ha vissuto una marcata carenza di professionisti BIM – in particolare di BIM Manager, BIM Coordinator e BIM Specialist. Si tratta dei ruoli chiave definiti dalla norma UNI 11337-7 per l’implementazione del Building Information Modeling nei progetti. Nonostante la crescente adozione del BIM, l’offerta di esperti qualificati non riesce a soddisfare la domanda. Spesso le imprese di costruzioni chiedono: “ci serve un BIM Specialist per il cantiere” come se una singola figura potesse gestire tutto – un fraintendimento che dimostra quanto sia affannosa la ricerca di competenze BIM. Questi profili risultano tra i più ricercati nel mercato AEC italiano, e la scarsità disponibile consente a chi è sul mercato di negoziare retribuzioni più alte.

Il risultato? Progetti in difficoltà, imprese costrette ad assegnare responsabilità BIM a personale non qualificato, e una trasformazione digitale a rischio rallentamento per mancanza di risorse umane.

Ma quali sono le cause principali?

La carenza di professionisti BIM nel nostro Paese, come in altri nel resto d’Europa, non è un fenomeno casuale, ma il risultato di una serie di fattori strutturali, culturali ed economici che si sono sommati nel tempo. Ecco i principali:

1. La normativa ha corso più della formazione

L’introduzione dei mandati BIM per le opere pubbliche – avviata nel 2019 per i lavori sopra i 100 milioni di euro e destinata a diventare obbligatoria per quasi tutte le opere pubbliche entro il 2025 – ha generato una domanda crescente di competenze digitali. Il problema? Il sistema formativo italiano non era pronto: università, enti accreditati e imprese non sono riusciti a generare, con la stessa velocità, un numero adeguato di professionisti formati.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tanta richiesta da parte del mercato e pochissima offerta di figure realmente preparate.

2. Una filiera a velocità diverse

Un altro grande ostacolo è rappresentato dalla disomogeneità nell’adozione del BIM lungo la filiera. Studi di progettazione – architetti e ingegneri – hanno iniziato a introdurre il BIM, spinti da bandi pubblici e committenze strutturate. Ma imprese, subappaltatori e fornitori sono rimasti più indietro, spesso per mancanza di risorse o formazione.
Il risultato? Anche quando la progettazione avviene in BIM, l’esecuzione in cantiere e la gestione successiva restano analogiche, con flussi di lavoro interrotti e modelli poco aggiornati. Questa frattura operativa richiede nuove competenze che, però, mancano.

3. Resistenze culturali e modelli aziendali rigidi

Il settore delle costruzioni in Italia è frammentato, tradizionalista e poco incline al cambiamento. Molte PMI, che rappresentano la maggioranza del tessuto produttivo, vedono l’adozione del BIM come un costo e non come un investimento.
Inoltre, la stessa comprensione dei ruoli è spesso distorta: c’è chi ancora crede che basti un “BIM Specialist” per coprire tutte le necessità digitali di un progetto. In questo scenario, manca la volontà (o la consapevolezza) di costruire veri team BIM, strutturati e multidisciplinari. E così, i ruoli rimangono vacanti o improvvisati.

4. Il mercato italiano non è competitivo sul piano salariale

Anche laddove ci siano persone formate, l’Italia non riesce a trattenerle. I professionisti BIM sono richiesti in tutta Europa, ma i salari italiani sono nettamente inferiori rispetto a quelli dei colleghi esteri.
Secondo una ricerca del 2022, un BIM Manager in Italia guadagna in media circa € 28.000 lordi l’anno, contro i € 47.000 in Austria. Un divario troppo ampio, che spinge molti tecnici a cercare lavoro fuori dal Paese o a non specializzarsi affatto in questa direzione.
Questo fenomeno di “fuga delle competenze” aggrava ulteriormente la carenza già presente nel mercato interno.

5. Alto turnover: il freno alla formazione delle competenze BIM nelle imprese

In un mercato dove le figure BIM sono poche e molto richieste, chi possiede competenze tecniche avanzate è costantemente oggetto di offerte da parte di aziende concorrenti o recruiter specializzati. Questo alimenta un turnover elevato, soprattutto nei ruoli più critici come BIM Specialist e BIM Coordinator. Per molte imprese, in particolare quelle medio-piccole, questo rappresenta un deterrente concreto all’investimento in formazione: perché impiegare anni e risorse economiche importanti per far crescere una figura che, statisticamente, cambierà azienda dopo appena due o tre anni? Il risultato è un circolo vizioso: si investe meno per paura di perdere competenze, ma senza investimenti è impossibile costruire team BIM interni solidi. Il rischio? Delegare sempre all’esterno o limitarsi a una digitalizzazione “di facciata”.

Qual è la situazione in Europa?

Regno Unito: leader nell’adozione, ma con lacune strutturali

Il Regno Unito è stato uno dei primi paesi europei a introdurre un obbligo BIM per i lavori pubblici (dal 2016), ed è spesso citato come punto di riferimento per la digitalizzazione del settore AEC. Oggi, circa il 70% dei progettisti adotta regolarmente il BIM, con percentuali ancora più alte tra ingegneri e architetti. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde un problema strutturale: la filiera non riesce a generare abbastanza professionisti qualificati per rispondere alla richiesta. Secondo il piano strategico del Construction Industry Training Board (CITB), entro il 2028 il settore edilizio britannico avrà bisogno di oltre 250.000 nuovi addetti, molti dei quali con competenze BIM, digitali e green. Anche in UK, l’adozione del BIM è diffusa, ma la carenza di profili esperti – soprattutto in ruoli gestionali come BIM Coordinator o Information Manager – è molto sentita. Il mercato è in cerca di competenze avanzate e trasversali, ma fatica a trovarle.

Germania: richiesta elevata, offerta insufficiente

La Germania ha intrapreso una transizione al BIM più prudente ma molto decisa, soprattutto nel settore delle infrastrutture. A partire dal 2020, il governo federale ha imposto l’uso del BIM nei grandi appalti pubblici, accompagnandolo con una roadmap ben definita. Il risultato? La domanda di profili BIM è esplosa. Secondo portali specializzati come check4builders.de, oltre 4.400 posizioni BIM risultano attualmente aperte nel paese. Di queste, più del 75% rimane scoperta per oltre sei mesi, un chiaro segnale di scarsità di competenze. Anche autorevoli riviste tecniche tedesche, come Build-Ing, denunciano che molti progetti BIM falliscono per carenze interne di competenze, sia dal lato progettazione sia in fase di gestione e costruzione. La situazione è particolarmente complessa nel sud della Germania, dove la domanda è alta (Monaco, Stoccarda) ma mancano professionisti qualificati.

Francia: un’adozione più lenta, frenata da costi e scarsa formazione

In Francia l’adozione del BIM è più lenta rispetto a UK e Germania: solo il 55–60% delle imprese utilizza regolarmente metodi BIM nei propri progetti. Il governo ha promosso varie iniziative (come il piano “Objectif BIM 2022”), ma l’impatto è stato limitato. Uno studio recente (Time-to-BIM 2024) ha evidenziato due ostacoli principali: il 60% degli operatori non percepisce chiaramente l’utilità del BIM, mentre Il 29% ritiene troppo alti i costi di formazione. In pratica, molte PMI francesi nel settore costruzioni e impiantistica non hanno ancora investito in competenze digitali. Anche la committenza pubblica non è sempre preparata: mancano BIM Manager e coordinatori anche nelle amministrazioni centrali. Le organizzazioni professionali come buildingSMART France segnalano un ritardo culturale e una “adozione superficiale” nelle fasi esecutive e nel facility management. Tirando le somme, la Francia non ha una vera carenza di figure BIM perché il BIM stesso non è ancora pienamente adottato in molti contesti. Il problema principale è l’assenza di una spinta normativa forte e una formazione poco diffusa, soprattutto fuori dai grandi studi e centri urbani.

Nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia): competenze più diffuse, ma carenze verticali

I paesi nordici sono spesso visti come modelli virtuosi nella digitalizzazione del settore edilizio. In effetti, in Svezia, Norvegia e Finlandia l’adozione del BIM è altissima, soprattutto nei progetti pubblici: si parla di oltre l’80% di uso sistematico del BIM nelle gare d’appalto. Il motivo? Strategie nazionali coerenti, formazione universitaria mirata, uso precoce di standard aperti (openBIM) e una forte cultura collaborativa.

Detto ciò, anche in Scandinavia emergono carenze su profili verticali quali:

  • BIM Specialist per sostenibilità ambientale (LCA, carbon footprint);
  • esperti in prefabbricazione off-site e digital twin;
  • facility manager con competenze di gestione dei dati digitali.

La carenza di figure non riguarda la quantità, ma la specializzazione. I paesi nordici mostrano che l’adozione BIM va accompagnata da aggiornamento continuo e focus su nuove competenze emergenti (automation, interoperabilità, sostenibilità).

In conclusione

La carenza di professionisti BIM in Italia non è un’anomalia passeggera, ma il sintomo di una transizione digitale che procede a velocità diverse, tra slanci normativi e ritardi culturali, tra entusiasmo tecnologico e resistenze strutturali. La fotografia che emerge è chiara: serve un cambio di passo coordinato tra istituzioni, mondo accademico e imprese. È necessario investire nella formazione BIM mirata, incentivare economicamente le competenze digitali e superare la logica dell’improvvisazione. Se l’Italia vuole davvero cogliere i benefici del BIM – in termini di efficienza, qualità e sostenibilità – deve prima risolvere il nodo delle risorse umane. Perché nessuna trasformazione digitale può compiersi senza le persone giuste al posto giusto.

Scegli il percorso di formazione e certificazione BIM che fa per te su certificazionebim.com

Condividi...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *